Mobbing: cos’è e come dimostrarlo in sede legale - Lex and the city

Mobbing: cos’è e come dimostrarlo in sede legale

17 Marzo 2021

Mobbing: una definizione legale

 

Si definiscono “mobbing” tutti i comportamenti e gli atti che hanno lo scopo di perseguitare un lavoratore, con l’obiettivo di emarginarlo e spingerlo a presentare le dimissioni. Si deve quindi trattare  di una condotta lesiva della dignità professionale e umana del lavoratore, sotto l’aspetto morale, psicologico, fisico o sessuale.

 

Quando questi comportamenti vengono adottati dal datore di lavoro (o comunque da un superiore) nei confronti di un dipendente, si parla di “bossing” (o “mobbing verticale”), se invece vengono adottati da un collega si parla di “mobbing orizzontale”.

 

Quando si può parlare di mobbing

Perché sussista il mobbing non è sufficiente un singolo atto ma è necessaria una pluralità di situazioni. È per questo motivo che la semplice assegnazione a mansioni inferiori non è sufficiente a prevedere una ipotesi di mobbing.

 

Il lavoratore vittima di mobbing può maturare delle vere e proprie patologie, fisiche o psichiche, che possono essere indennizzate attraverso una richiesta di risarcimento dei danni.

 

Si pensi, ad esempio, a un lavoratore umiliato quotidianamente dai propri superiori che contragga una forma di depressione. I danni di cui si può domandare il risarcimento sono di natura:

  • patrimoniale: ovvero tutti i danni quantificabili direttamente in una somma di denaro, come le spese sostenute per le cure piuttosto che per una perizia medico-legale per l’accertamento della presenza di una patologia;
  • non patrimoniale: in generale i danni consistenti nella lesione della salute (fisica o psichica).

 

Mobbing in sede legale 

Dal punto di vista pratico è sempre molto complesso fornire al giudice la prova dei fatti.

Questo perché il lavoratore è tenuto a dimostrare i fatti tramite dei testimoni che normalmente sono anche colleghi e che molto spesso continuano a lavorare proprio alle dipendenze dello stesso datore di lavoro che può essere accusato dei comportamenti illeciti.

Il lavoratore dovrà poi dimostrare l’esistenza dei danni di cui richiede il risarcimento e soprattutto che questi danni siano dovuti agli atti vessatori subiti. In termini legali, si tratta quindi della prova del c.d. nesso causale tra condotta e danno.

 

In questa ultima fase è essenziale il contributo del medico legale che sarà chiamato a dimostrare sia l’esistenza che l’entità del danno oltre che, ovviamente, la sussistenza di un rapporto causale con le vessazioni subite.

 

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