Litigi e minacce tra vicini: cosa si rischia? - Lex and the city

Litigi e minacce tra vicini: cosa si rischia?

17 Marzo 2021

Cosa prevede la legge nel caso di una lite tra vicini di casa?

 

Le liti tra vicini e condomini sono all’ordine del giorno. Non è raro che, giunti al limite della sopportazione, si oltrepassi il limite e si arrivi agli insulti, se non peggio. 

 

Cosa succede in caso di minaccia a un vicino di casa? Può scaturirne un processo penale?

 

In teoria sì: il vicino che è stato minacciato può infatti denunciare il fatto alle Autorità. Tuttavia, la Cassazione ha di recente accolto il ricorso di una persona condannata sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello per minacce nei confronti del suo vicino di casa (sentenza n. 6756/2020), concludendo che “il fatto non sussiste”.

L’importanza del contesto

La vicenda in questione riguarda un uomo che, in un contesto di continui litigi dovuti a questioni condominiali, inviava al suo vicino lettere contenenti frasi come “te la faccio pagare” o ancora “prega perché solo la Madonna ti può salvare”.

 

Il destinatario di tali messaggi ha sporto denuncia. Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello hanno riconosciuto il vicino colpevole del reato di minaccia (art. 612 del Codice Penale) e lo hanno condannato anche a versare un risarcimento. Questi ha però deciso di proseguire nella propria difesa, impugnando la decisione davanti alla Corte di Cassazione.

 

E, in effetti, la Cassazione gli ha dato ragione considerando che “non si è tenuto in alcun conto del contesto in cui avvennero i fatti […]. Questi si collocano in una situazione pur conflittuale dovuta a rapporti condominiali, che tuttavia non risultano seguiti da alcuna condotta attuata concretamente ai danni della parte lesa, restando privi di ogni ulteriore progressione dell’azione intimidatrice. Le frasi, peraltro, fanno riferimento, del tutto genericamente, ad una conseguenza negativa”.

 

La Corte ha anche sottolineato che: “Nel caso al vaglio, invece, è emerso che la stessa parte lesa, nel corso della sua deposizione ha dato atto della finalità perseguita mediante l’inoltro delle missive, con riferimento all’esigenza di mettere in ridicolo la sua persona”.

 

In sostanza, la Cassazione ha ritenuto che, visto il contesto e visto il reale tenore e contenuto delle missive, più canzonatorio che effettivamente intimidatorio, il caso di specie non integri il reato di minacce.

 

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